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Nội dung text [PROGRAMMA FINO A SETTEMBRE 23]DOMANDE E RISPOSTE_SOCIOLOGIA DEI PROCESSI CULTURALI_Michela Giampà [PROGRAMMA VALIDO FINO A SETTEMBRE].pdf

DOMANDE E RISPOSTE SOCIOLOGIA DEI PROCESSI CULTURALI – ESAME SCRITTO MAGGIO 2023_Michela Giampà 1. Origini, origine (genesi) del concetto di cultura La nozione di cultura appartiene alla storia occidentale. Grazie alla sociologia, lo studio della cultura trova una certa conformità, anche grazie a ricerche empiriche che provengono da studi internazionali e nazionali. È un ambito di studi abbastanza generico perché per “cultura” si possono intendere tanti concetti e contenuti. Tylor ci offre una definizione molto interessante che ci fa capire quanto sia complesso lo studio della cultura. La cultura, essendo un oggetto ampio e variegato, è limitato ad alcuni campi d’indagine, non tocca tutti i settori o gli ambiti del sapere, ma tocca tutta la società. Da un lato questo può essere un vantaggio ma dall’altro, spesso può essere problematico, in quanto diventa complesso trovare metodologie d’indagine adatte a un oggetto di studio non materiale (pensando alla cultura nel senso più ampio del termine). Il termine “cultura” è spesso utilizzato per descrivere situazioni e realtà diverse. Il suo significato può cambiare nel tempo, in base a nuove esigenze o eventi che si sono verificati nella realtà sociale. Questo termine, inoltre, è caratterizzato da un significato “alto” (che si riferisce al concetto “persona di cultura”) e a un significato “basso” (che si riferisce all’insieme di costumi, tradizioni e stili di vita di una determinata comunità). Il termine è stato utilizzato presumibilmente per la prima volta nella lingua latina, come significato letterale di “agri culturae” legato al lavoro della terra. È stato utilizzato anche come significato metaforico come processo volto ad ingentilire l’animo umano (usato da Cicerone e Orazio). Nel corso dei secoli si sono affermate varie concezioni di “cultura”. Si possono distinguere due concezioni diverse se pensiamo alla genesi dell’idea di cultura: “cultura umanistica o classica” (educativa, di formazione individuale, consente di “coltivare” l’animo umano), diffusasi nel corso del XVIII secolo, e il concetto di “cultura antropologica o moderna” (insieme delle abitudini e dei costumi delle varie popolazioni nel mondo). La cultura in senso antropologico riguarda “ciò che si pensa” (insieme di norme e credenze, come la religione o la morale), “ciò che si fa” e i materiali che si producono dall’attività umana, con riferimento alla cultura materiale. La cultura è appresa, rappresenta la totalità dell’ambiente sociale e fisico ed è condivisa all’interno di un gruppo o di una società. La sociologia si occupa dello studio della cultura, studiando le varie società, e nel caso della società moderna si è interessata della sociologia americana, francese e tedesca. 2. Discutere il concetto di ideologia Il termine “ideologia” è caratterizzato da una certa ambiguità, infatti è utilizzato in una grande varietà di accezioni. Se pensiamo ad una specifica ideologia, potremmo fare riferimento a un insieme di tematiche che fanno ricorso a uno stile o a un valore particolare. L’ideologia ha una grande base culturale, non è possibile pensare a un’ideologia senza parlare di cultura. L’ideologia è strettamente connessa alla produzione culturale, presente anche nella sociologia. L’ideologia è prodotta da gruppi di intellettuali ma diffusa a vari strati della popolazione. L’ideologia è caratterizzata da coerenza interna, fatta di componenti, tematiche e figure di riferimento. Il concetto di ideologia è collegato a quello di “potere” (capacità di un individuo o gruppo di far valere i propri interessi anche di fronte alla
resistenza altrui). Ha anche la funzione di “legittimare”, ad esempio, il potere di un individuo o di un partito, rafforzando quel rapporto. Il concetto di “legittimità” è stato utilizzato per la prima volta da Max Weber. Da questo la “legittimazione ponderata”, quando vi sono valori contraddittori Inoltre, l’ideologia tende ad andare di pari passo con l’evoluzione della società. Alcuni esempi di ideologia possono essere il nazionalsocialismo nella Germania di Hitler o il comunismo di Lenin o Stalin. “Sei una persona ideologica” è una frase tipica legata a concetti tipici di un comportamento religioso, politico e culturale. Esistono quattro concezioni di ideologia: - Ideologia come falsa coscienza: legata alla cultura marxiana del rapporto tra produzione e consumo, religione come oppio dei popoli. - Ideologia come razionalizzazione: legata al rapporto tra ideologia e ragione. Ne è un esempio l’analisi di Pareto, per cui è molto forte il rapporto tra ciò che pensiamo e ciò che attiviamo nel nostro cervello. Considera l’uomo un animale ideologico. Gli uomini si differenziano dagli animali perché mossi da istinti e impulsi che si presentano sotto forma di costrutti logici e ragionevoli. Gli omicidi o le guerre che vengono combattute in nome di ideologie religiose, ad esempio, sono il frutto di una razionalizzazione in cui prevale la logica dell’individuo. Questa logica spiega il comportamento che si è tenuto in una determinata situazione, legato ad una particolare ideologia. - Ideologia come difetto della ragione: l’ideologia può essere intesa come “difettosa” in quanto può essere vista come un insieme di idee distorte, che hanno a loro volta una certa influenza su un periodo particolare della nostra società. - Ideologia come concezione del mondo prevalente in un’epoca: Mannheim vuole cogliere lo spirito di un’epoca per poter interpretare le caratteristiche specifiche di una determinata società. Esistono società che hanno sviluppato una determinata ideologia, tipica di un’epoca specifica. Ne è un esempio il periodo delle rivoluzioni studentesche del ’68. 3. Il ruolo dell’etica protestante nello sviluppo del capitalismo moderno (ruolo innovatore della religione e la sociologia) Max Weber si è interessato allo studio dell’esistenza delle affinità elettive tra classi e ceti sociali e diverse forme di religiosità. Quando una persona aderisce ad una determinata classe sociale viene quasi coinvolta dallo spirito “religioso, dal pensiero culturale, economico e politico” di quella classe. Nel suo testo “l’etica protestante e lo spirito del capitalismo” pone al centro la religione per spiegare il rapporto con il mondo del lavoro, trasferendo l’idea di “vocazione” dall’ambito religioso a quello professionale. L’etica protestante è un importante fattore che favorisce lo sviluppo economico in particolare in Occidente. Il testo di Weber rappresenta un classico esempio dell’influenza culturale sulla società. Secondo lui alcune professioni moderne del capitalismo abbandonano le persone di religione protestante. Per Weber la religione è un oggetto sociale da analizzare per verificare gli effetti che può provocare nei rapporti sociali e internazionali in un determinato contesto. La vocazione a cui si riferisce Weber, quindi, è una parola che utilizza per associare alla religione fine a sé stessa la vocazione al lavoro.
La religione viene considerata un fenomeno. La sociologia non si deve interrogare sulla verità/veridicità nel sacro ma deve studiare quei fenomeni associati alla società. Ad esempio, deve studiare cosa accade durante un pellegrinaggio, come quel viaggio riesce a rapportarsi all’individuo. L’etica protestante è un importante fattore che favorisce lo sviluppo economico e Weber espone quali sono state le cause e i meccanismi che hanno portato l’etica religiosa a influire in maniera consistente sui comportamenti economici: la presenza di due etiche economiche differenti come quella cattolica e quella protestante. La rottura dell’etica cattolica e ciò che lega la riforma protestante a una concezione laica del lavoro, questo a causa della riforma. I meccanismi psicologici che generano un comportamento pratico (ad esempio, la dottrina della predestinazione di Calvino). Weber sostiene che anche la concezione stessa del guadagno era considerata come una colpa per l’etica cattolica. Infatti, per questo motivo in punto di morte è diffusa un’usanza tra la borghesia di lasciare grandi somme di denaro alle istituzioni ecclesiastiche. Secondo il luteranesimo, per essere graditi a Dio è necessario compiere il proprio dovere eticamente nelle proprie professioni, svalutando la vita monacale. 4. Religione e cultura (religione come sistema sociale) Se prendiamo in considerazione la stretta correlazione che c’è tra religione e cultura, notiamo la presenza di una struttura di significati (espressi in dottrine, dogmi e simboli), in cui l’individuo si confronta con il sacro, inserito in un sistema caratterizzato da reale e cosmico. Tutto questo ha un carattere pubblico, acquisito attraverso processi sociali di apprendimento e da questo possiamo dire che l’istituzione religiosa è parte del processo della socializzazione. Attraverso i processi di socializzazione, infatti, quando trasmettiamo la cultura e la interiorizziamo, oltre ad apprendere norme, valori e regole di comportamento, apprendiamo anche quelle regole legate alla religione che servono a formare la nostra identità. Infatti, l’istituzione religiosa è tra gli istituti di socializzazione primaria, insieme alla famiglia e alla scuola. Vi sono alcuni approcci legati a questo rapporto tra religione e sistema culturale. Marx e Engels, attraverso l’approccio causalista (le cause hanno portato allo sviluppo di determinate religioni nel mondo, grazie a un approccio storico-sociale), si sono concentrati sulla religione come sovrastruttura causata dalla struttura dei rapporti economici. Le scienze sociali, invece, si sono concentrate sulle funzioni della religione, ad esempio, Durkheim vedeva il legame tra cultura e religione come il rafforzamento dei legami sociali, Malinowski vedeva la religione come un qualcosa di importante per gestire le tensioni emotive dell’individuo e Weber sosteneva che la religione servisse a giustificare la distribuzione della ricchezza. La religione, nella società moderna, ha cambiato rotta e funzioni, in questo rapporto con il senso comune e l’ideologia, arrivando al processo di secolarizzazione, un termine che deriva dal latino “saeculum”, che nasce in ambito giuridico e che indica il trasferimento dei beni dalla chiesa ai possessori civili. Per Berger, tramite questo processo, alcune sfere della società e della cultura vengono sottratte al dominio delle istituzioni e dei simboli religiosi. Dal punto di vista culturale, la religione subisce un mutamento profondo a livello istituzionale (contribuisce all’emergere del pluralismo religioso), culturale (nascita di nuove forme di sincretismo) e a livello dei comportamenti religiosi (la pratica è diventata meno costante e orienta molto meno gli individui rispetto al passato).
5. Il significato di agire sociale (azione sociale) Secondo Weber la sociologia è la scienza che si occupa dell’agire sociale e cerca di analizzare, interpretare e spiegare gli effetti causali del significato dell’agire sociale. “Intendere” si riferisce a cogliere dei significati. “Interpretare” si riferisce all’organizzare in vari concetti il senso soggettivo, “spiegare” si riferisce al mettere in luce le regolarità di determinati comportamenti. L’agire sociale è un comportamento umano dotato di senso soggettivo che si ricollega all’atteggiamento di altri individui. Secondo Weber, dato che le persone associano un significato al proprio comportamento, sono prima di tutto degli esseri culturali. Per spiegare l’agire sociale si rifà all’esempio di due automobilisti, per cui se incontrandosi accendessero i fari della propria auto per segnalare all’altro la presenza di un pericolo, questo corrisponderebbe ad un agire dotato di senso. Questo senso è possibile comprenderlo grazie ai vari legami che possono esserci con il contesto che un osservatore è in grado di stabilire. La sociologia quindi non è interessata a studiare il fatto in sé, ma si interessa delle dinamiche e dei vari atteggiamenti che sono contestuali a un dato fatto. 6. Attore sociale / modello dell’attore socializzato Per i modelli interazionisti, l’attore sociale è un soggetto attivo che attribuisce un significato alle proprie azioni. Un attore sociale appartiene a una comunità e ha con gli individui di tale comunità degli interessi e fini comuni. L’attore sociale è un individuo che svolge un’azione all’interno di una società. Goffman paragona il concetto di azione sociale e di attore sociale alla vita quotidiana (pubblica) e al palcoscenico teatrale. A teatro vediamo degli attori che interpretano un ruolo, stanno incarnando un personaggio che trasmette una certa cultura. Paragonando la vita teatrale a quella quotidiana, però, è come se intendessimo che ognuno di noi nella propria vita svolgesse un determinato ruolo e indossasse una maschera (che si riferisce al compito che svolgiamo). Se guardiamo al retroscena, invece, e quindi al privato della nostra vita quotidiana, secondo Goffman tendiamo ad abbandonare quella maschera e ci sentiamo più liberi. Questa metafora ha segnato in particolar modo tutta la sociologia dei processi culturali, in quanto tende a studiare il rapporto tra pubblico e privato. L’attore socializzato, come ad esempio nel modello di Parsons, è caratterizzato da un elemento importante e distintivo, ovvero l’apprendimento, che avviene a partire dalla sua infanzia, nei primi anni di socializzazione. Apprende delle norme/rituali di comportamento e delle nozioni culturali che serviranno a formare la sua identità. Fondamentale è l’interiorizzazione, in quanto al centro abbiamo l’individuo o attore sociale che interiorizza tutti questi elementi, acquisisce dei valori che fa propri e che vengono poi trasformati in comportamenti. Il modello dell’attore socializzato è importante proprio perché coglie il significato della formazione della personalità attraverso un processo di interiorizzazione. 7. Modello dell’identità sociale Il modello dell’attore socializzato (Parsons) è legato ai valori e all’interiorizzazione. L’attore sociale interiorizza una serie di norme di comportamento e nozioni culturali che formano la sua identità. Il modello dell’identità sociale (Cancian) è collegato, invece, ai valori e ai

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