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Organizzazione aziendale 27/03/2021 Prof.ssa Addamo 1 INTRODUZIONE AL CORSO La prof dice che all’esame chiederà solo quello che spiega e lo chiede COME LO SPIEGA, quindi non richiede nessun livello di approfondimento a meno che non vogliamo farlo di nostra volontà. Al termine delle lezioni presenterà il programma in pdf in cui saranno elencati con meticolosità tutti gli argomenti che saranno stati trattati e un testo consigliato di cui non pretende l’acquisto ma possiamo studiare le lezioni (prendendo appunti di senso compiuto). Dalla completezza degli appunti e chiaramente dalla nostra preparazione dipenderà il voto dell’esame. “Prendete appunti, ripetete quello che vi sto proponendo e non avrete problemi”. L’esame si svolgerà in modalità orale. Dice che per liberarci di organizzazione aziendale e non presentarla insieme alle altre tre, concede un paio di giorni prima dell’appello generale, un colloquio d’esame, un “esonero”. È un vero e proprio esame in cui registrerà tutto in una scheda che invierà alla commissione. L’organizzazione aziendale non è una materia tipicamente sanitaria, anche perché la sanità è diventata azienda da un trentennio e questo processo di aziendalizzazione è stato anche molto lento, faticoso, quindi l’organizzazione aziendale nasce nell’azienda vera e propria, nell’azienda tradizionale, nell’azienda cosiddetta tout court (cioè nell’azienda in senso stretto). Questo fa sì che, quando si parla di organizzazione aziendale legata alla sanità, si devono necessariamente introdurre degli istituti aziendalistici, che attengono all’azienda normale, cioè all’azienda tradizionale, e poi successivamente, dopo che vi vengono spiegati, vedere come gli stessi istituti funzionano in sanità: ci sono in sanità o non ci sono? Funzionano allo stesso modo o c’è differenza? Ecco quindi perché il nostro corso acquisirà un taglio trasversale, cioè il taglio tipico da offrire a chi non ha mai sentito parlare di organizzazione aziendale, un taglio che richiede un’introduzione degli argomenti standard e poi l’applicazione specifica all’ambito sanitario. Ci saranno alcuni momenti in cui mi sentirete parlare di “azienda tradizionale” ma tutto è essenziale per comprendere poi l’azienda sanitaria. ORGANIZZAZIONI Le organizzazioni possono essere definite come entità sociali, che sono guidate da obiettivi e sono progettate come sistemi di attività, che interagiscono con l’ambiente esterno. La peculiarità di un’organizzazione, ancora non stiamo parlando di azienda, è il fatto di interagire con l’ambiente esterno, cioè il fatto di prendere gli input dell’ambiente e di adeguarsi alle peculiarità di questo ambiente esterno. Perché è importante organizzarsi? (Non possiamo fare tutto da soli? Dobbiamo per forza organizzarci?) Organizzarsi nel linguaggio comune significa cercare il modo di svolgere un’attività risparmiando tempo e senza commettere errori, quindi organizzarsi è un momento utile e importante, perché l’uomo da solo non riuscirebbe a raggiungere le stesse finalità o, piuttosto, le raggiungerebbe commettendo errori o affrontando momenti di incertezza.
Organizzazione aziendale 27/03/2021 Prof.ssa Addamo 2 Facendo una premessa sull’organizzazione, dobbiamo dire che per prendere decisioni è necessario sempre mettere in atto dei comportamenti razionali, cioè chi decide lo deve fare sulla base di un certo indice di razionalità. Tuttavia è stato dimostrato che questo non avviene. Herbert Simon è uno degli autori più importanti dell’organizzazione e afferma che per prendere decisioni, a livello organizzativo, bisogna che l’uomo sia razionale. Il problema, invece, è – dice Simon- che gli individui possiedono una razionalità limitata: quando prendono decisioni e mettono in atto comportamenti, gli individui purtroppo non hanno spesso tutte le informazioni, non conoscono tutte le alternative al loro comportamento, né a volte sono in grado di comprendere gli effetti delle loro azioni. Simon sosteneva addirittura, in modo assolutamente provocatorio, che la razionalità degli individui è limitata, anzi è “de-limitata”. Razionalità de-limitata → significava dire che spesso il modo in cui si decide o si attua un comportamento è spesso vincolato/costretto/indirizzato da alcuni limiti. Quali sono i limiti a cui va incontro l’individuo quando decide? Sono 3: 1. Il primo limite è a livello informativo perché la disponibilità di informazioni influenza in modo determinante le nostre azioni. Se abbiamo informazioni agiamo in un modo, se non le abbiamo agiamo in un altro modo, quindi possedere le informazioni è il primo grande vincolo; 2. Il secondo vincolo è il livello inconscio, perché nell’agire ognuno di noi è influenzato/condizionato dalla propria personalità, dalle proprie emozioni, paure, desideri e questo, a cascata, condiziona le azioni; 3. L’ultimo vincolo è il livello sociale perché la maggior parte dei nostri comportamenti è condizionata da fattori sociali, come ad esempio gli status symbol, l’appartenenza ad un gruppo, i pregiudizi, i valori, i costumi: tutto questo condiziona il comportamento umano nel prendere decisioni. Per questi motivi Simon diceva “esseri umani, badate bene che voi non siete razionali quando prendete decisioni, ma siete avvolti e coinvolti da tutti questi fattori limitanti”. Proprio per questo nascono le organizzazioni; le organizzazioni nascono perché le strutture sociali sono le uniche in grado di assegnare stabilità alla relazione tra le persone, sono le uniche in grado di ridurre l’incertezza nei comportamenti. Le organizzazioni sono strutture sociali che servono ad affrontare e risolvere problemi in situazioni di incertezza e razionalità limitata. Se così non fosse, agiremmo da soli, ma l’essere umano da solo non conclude, è irrazionale, ha una razionalità molto deficitaria che è dovuta a questi fattori. Nel continuare e spingerci verso un concetto che si avvicina alla medicina, quindi faremo esempi di natura pratica, parliamo di un autore importante per l’organizzazione aziendale. Anch’egli ha voluto definire cosa vuol dire organizzarsi.
Organizzazione aziendale 27/03/2021 Prof.ssa Addamo 3 Karl Weick, autore della teoria del sense making: secondo questo autore l’organizzazione è il frutto di una attribuzione di senso da parte degli individui (sense making → dare/attribuire senso). Sense making significa appunto dare/produrre significato. Secondo l’autore, ognuno di noi mette in atto processi cognitivi che consentono di dare senso alle proprie esperienze e ai propri comportamenti. Perché dare senso? Cosa voleva dire questo autore? Diceva, dando un assetto filosofico, che la realtà non ha senso, le cose in sé stesse non hanno senso, la realtà esterna non è intrinsecamente dotata di senso, la realtà assume il senso che noi le attribuiamo, siamo noi ad attribuire senso alla realtà (sense making). Sosteneva inoltre che la realtà esterna producesse degli shock esogeni, parola usata in economia che proviene dal greco, sono shock che nascono fuori di noi, che provengono dall’esterno e spingono ognuno di noi a dare un senso a ciò che osserviamo. Questi shock/novità/eventi ci arrivano addosso e si trasformano subito in un problema organizzativo da risolvere e allora siamo chiamati a cercare di trovare una soluzione a questi eventi che non conoscevamo prima. Questi nuovi eventi, che si presentano dall’esterno, si trasformano nella nostra realtà → shock organizzativo → cioè dobbiamo organizzarci in relazione a questo evento che non conoscevamo e che non abbiamo previsto. Ora veniamo all’aspetto medico. In cosa consistono nella pratica questi shock organizzativi? Possono essere: - interruzione di eventi che erano stati programmati e che improvvisamente vengono meno; - il verificarsi di un evento inatteso; - evento atteso che non si verifica. In generale, può esserci uno shock dal mondo esterno tutte le volte che si verifica una situazione di ambiguità o incertezza; tutte le volte che, dal mondo esterno, ci provengono delle situazioni che ancora non eravamo pronti a padroneggiare e tutte le volte in cui si verifica una situazione di ambiguità o incertezza, là bisogna fare sense making, quello è uno stimolo alla ricerca. Come risolviamo questi problemi di ambiguità e incertezza che ci provengono dall’esterno? Sicuramente le esperienze passate costituiscono un frame (una cornice): l’esperienza aiuta a capire i cambiamenti della realtà, a capire come bisogna comportarsi attraverso l’esperienza che hai già sulle spalle. Però di fatto, quando ci sono ambiguità e incertezza, ognuno di noi è chiamato ad attivare un processo cognitivo per cercare di dare senso alla realtà. Che cos’è l’ambiguità e cos’è l’incertezza? ➔ L’ambiguità si ha tutte le volte in cui ci troviamo di fronte alla mancanza di chiarezza, ad una mancanza di coerenza nella realtà, cioè sono situazioni molto difficili da collocare in maniera precisa.

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