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Nội dung text Riassunto libro-sociologia dei processi culturali Nuova edizione_Lucrezia Vatrella.pdf

PARTE I La sociologia come scienza della società e degli individui Sebbene le prime riflessioni risalgano al XIV secolo, è soltanto a partire dalla meta del XVIII secolo che la sociologia in quanto scienza inizia ad affermarsi. Ciò è dovuto ai vari aspetti politici, culturali ed economici che iniziarono a cambiare in quel secolo, ma soprattutto col nascere di vari avvenimenti come la Rivoluzione francese, la rivoluzione industriale e la guerra d’indipendenza americana che cambiò lo stile di vita e lo status sociale dei cittadini perlopiù europei. In particolare, dalla Rivoluzione francese che si affermò la libertà degli individui e il progresso della scienza che in iniziò ad affermarsi soprattutto col secolo dei lumi, e, pensatori come Voltaire, Locke, Newton che contribuirono al progresso intellettuale, scientifico e sociale. La sociologia è la scienza che studia i comportamenti degli individui all’interno di gruppi e come il loro comportamento è influenzato dai gruppi cui appartengono. Ciò include come si formano i gruppi, le dinamiche interne e come esse modificano il gruppo o lo portano ad un cambiamento sociale. È importante dunque definire gli aspetti macrosociologici e microsociologici. Lo studio delle interazioni quotidiane interpersonali, delle dinamiche interne ai piccoli gruppi riguarda la dimensione microsociologica, mentre lo studio delle strutture sociali, tendenze sociali, economiche, politiche e culturali riguarda la sfera macrosociologica. Ovviamente questa scienza studia anche sotto una prospettiva sia sincronica che diacronica; quindi, sia in relazione d’un determinato periodo di tempo che nel corso degli anni. Ci sono quattro orientamenti che influenzano l’impianto teorico della sociologia: Ø Il funzionalismo: questo orientamento interpreta la società come un sistema complesso le cui parti collaborano per garantirne la stabilità. Importanti sono le strutture sociali che contribuiscono a dare forma alla vita degli individui nei diversi contesti della vita sociale. Come nel corpo umano ogni organo svolge una funzione specifica per garantire la sopravvivenza, così le strutture sociali contribuiscono, con le loro funzioni, a mantenere stabile la società. Quest’approccio ha avuto un ruolo importante dalla metà del XX secolo (soprattutto negli Stati Uniti). Uno dei maggiori esponenti è Robert Merton che sosteneva che ogni struttura sociale può avere più di una funzione. Ma egli stesso successivamente scopre che gli effetti delle strutture sociali non sono sempre necessariamente positive. A partire dagli anni ’70, questo approccio è stata rapidamente messa in discussione man mano che i suoli limiti interpretativi sono divenuti evidenti. Anche Durkheim uno dei maggiori esponenti. Ø Teorie del conflitto: costituiscono una matrice teorica che interpreta la società come un’arena di disuguaglianze che genera conflitti e mutamento. A differenza del modello funzionalista che pone l’enfasi sulla stabilità del sistema, esso invece mette al centro dell’attenzione il modo in cui l’etnicità, il genere, la differenza di classe sono collegati ad una diseguale distribuzione di risorse, potere, educazione e prestigio sociale generando così un conflitto tra classi dominanti e classi più “svantaggiate”. Ad oggi però le cose sono cambiate con l’evoluzione della società contemporanea. Negli anni ’70 il conflitto principale emergeva tra la classe imprenditoriale e quella lavoratrice; con gli anni sono emersi ulteriori conflitti. Tra i diversi approcci analitici che possono essere classificati tra le teorie del conflitto sono in particolare il marxismo (che parla di potere come la capacità di esercitare il controllo sui propri interessi) e le teorie femministe. Più recentemente è stata aggiunta la questione LGBTQ+. Ø Interazionismo simbolico: Mentre l’approccio funzionalista e le teorie del conflitto condividono un orientamento analitico che interviene sul livello macro della società, l’interazionismo simbolico interviene sul livello micro. Secondo quest’approccio, la società non è altro che la realtà condivisa che le persone costruiscono mentre interagiscono tra loro. Weber è uno dei maggiori esponenti,
che più di altri ha sottolineato la necessità di comprendere un ambiente sociale dal punto di vista delle persone che lo abitano e contribuiscono ad abitarlo. Elemento chiave di questo processo è il simbolo, ossia qualcosa che sta per qualcos’altro. Abbiamo acquisito questo concetto e dunque imparato a pensare simbolicamente. Secondo i sociologi che condividono quest’approccio, tutti gli esseri umani vivono in un contesto densamente popolato da simboli. Ø Teorie della scelta razionale: esse pongono l’accento sull’individuo e le sue scelte in base ad un autonomo calcolo tra costi e benefici delle conseguenze di tali scelte. Una delle applicazioni più note della scelta razionale in ambito sociologico è rappresentata dalla teoria dello scambio. Secondo questa prospettiva, l’interazione sociale è vista come un continuo scambio di beni, siano essi materiali o immateriali. Concetti guida per studiare la cultura La “sociologia dei processi culturali” comprende molte sociologie importanti, come quelle della conoscenza, della religione, dello sport, della famiglia, dei media e così via. Per Durkheim la società e l’individuo sono reciprocamente indispensabili, ma è la prima a predominare. Malgrado però la considerazione della società come unicum Durkheim non tralascia di considerare l’importanza dell’individuo. Il vero focus della sociologia è l’uomo nella sua essenza e nelle sue manifestazioni, prima tra tutte quella di vivere in relazione reciproca con altri uomini, nulla è spiegabile partendo dall’uomo singolo, dal suo intelletto e dai suoi interessi. Simmel definisce la società come il luogo in cui più individui entrano in azione reciproca. Il patto che lega li uomini gli uni agli altri è indispensabile perché la società esista. Weber ritiene che la difficoltà di comprendere i fenomeni sociali non escluda del tutto la possibilità di spiegarli anche se la spiegazione non può basarsi su leggi universali, proprio perché la realtà sociale è aperta a interpretazioni diverse. La sociologia si basa su studi sincronici ai quali talvolta si affiancano quelli diacronici poiché potrebbero confermare o smentire teorie elaborate in passato. Il dizionario di sociologia in quest’anni è cambiato molto, sono stati aggiunti dei concetti nuovi, alcuni dei quali sono diventati concetti epistemologici molto importanti. Post-modernità Il significato di “moderno” è relativo a ciò che effimero, transitorio, fuggitivo e contingente. Il termine “contemporaneità” acquista un significato aggiuntivo che completa quello di “odierno” e “attuale” ed esprime l’idea della condizione post-moderna. La contemporaneità ha il potere di farci percepire le differenze e somiglianze che prima non avvertivamo. Essere contemporanei significa essere in grado di trasformare il tempo e di metterlo in relazione con altri tempi. Benjamin osserva che ogni epoca a suo modo risulta irrimediabilmente moderna. Il cambiamento in atto non è comprensibile da coloro che lo stanno vivendo. Per comprendere il fenomeno è necessario adottare un procedimento di epoché, cioè di sospensione dei pregiudizi attorno alla verità empirica originaria. Nel passaggio dalla tradizione alla modernità si ridefiniscono anche le regole morali e giuridiche dell’integrazione sociale. Si dilata sempre di più l’”orizzonte d’esperienza” e lo “spazio d’aspettativa”. In senso generale, ciò che ci aspetta in futuro è declinato diversamente dalle esperienze fatte in passato. È la tensione tra esperienza e aspettativa a produrre soluzioni nuove in modi sempre diverse e a generare il tempo storico. Individualizzazione Il primo punto riguarda l’individualizzazione, ossia l’importanza che assume il soggetto come individuo. L’etimologia di “individuo” non è divisibile, è la persona umana considerata nella sua singolarità e che a sua volta significa “maschera”. “Soggetto” è infine colui che subisce qualcosa. Durkheim rappresenta questa posizione anche se intravede il malessere dell’individuo nell’adattarsi agli stampi preparati dalla società. Weber parla dell’azione sottolineando che l’agire è sociale solo in vista dell’atteggiamento di altri individui.
L’uomo è un essere razionale che vive in un mondo condiviso con gli altri che presenta due aspetti importanti: uno pubblico e uno privato, tra loro complementari. Collettivismo e individualismo sono due approcci su come vedere il mondo. Durkheim è un esempio di collettivismo, Simmel e Weber intendono come compito della sociologia, quello di spiegare i risultati delle azioni individuali. Negli ultimi decenni ci si è resi conto dell’importanza dello studio delle emozioni che è stato caratterizzato pe molti anni da una netta separazione tra corpo e mente come l’uno indipendente dall’altro. Si parla di enazione quando si tratta dell’esperienza del mondo, come del risultato dell’interazione reciproca tra le capacità sensomotorie dell’organismo e il suo ambiente. Autenticità L’individuo teme di essere fagocitato e di non poter evidenziare la sua personalità. Nasce il desiderio di autenticità, di mostrare a sé stesso le proprie qualità agli altri. Sembra di essere all’interno di una situazione che è definita come “smarrimento dell’uomo moderno”. Il concetto cruciale è che l’aumento dell’individualizzazione porta anche ad accrescere l’incertezza e che il senso delle routine quotidiane non scompare del tutto. La ricerca dell’autenticità, iniziata con la modernità produce un nuovo soggettivismo. L’individualizzazione spinge alla de-socializzazione in atto che spinge a nuovi rischi e sfide presenti all’interno di singole società e culture. La ricerca dell’autenticità ha come presupposto una neutralizzazione assiologica dello spazio pubblico. La neutralità umana è arrivata a comprendere anche il genocidio. Riflessività Il sapere sociologico non è cumulativo ma riflessivo. La sociologia, in quanto scienza della società moderna, si è sviluppata sotto forma di pensiero che aiuta la società a riflettere su sé stessa. Tale riflessione, iniziata con la riflessività individuale, tende ad arrivare a una riflessività collettiva che può essere vista come una costruzione di una memoria sociale, intesa come contenitore in cui tutti trovano qualcosa da condividere. La modernità è nata e si è sviluppata mediante una forma di riflessività e di carattere soggettivo e acquisitivo. Oggi questa modalità di fare società non ha più utilità e non risolve più i problemi che genera. La cosiddetta teoria della “modernizzazione riflessiva” parla solo della riflessività come coscienza infelice del fatto che viviamo tra i rischi e incertezze crescenti. Essa è, dunque, essenzialmente uno sguardo rivolto a sé stessi e al passato, è la facoltà di collegare e di far emergere un’intenzionalità. LA CULTURA E LE SUE DEFINIZIONI Per gli antichi latini “cultura” era essenzialmente la coltivazione del terreno, il piantare, seminare, curare gli alberi e anche perciò sapere, dottrina e istruzione. Si può usare il termine simbolico, anziché quello di cultura, intesa come forma oggettiva delle rappresentazioni. Il termine simbolico comprende anche la funzione dinamica interattiva che caratterizza il rapporto tra l’esperienza di vita, l’agire e le loro forme di mediazione. La nozione di cultura si colloca nelle scienze sociali per pensare l’unità dell’umano diversamente da termini meramente biologici. L’individuo agente è un essere culturale; tutti gli individui agenti hanno lo stesso patrimonio culturale ma differenti culture. Riflettere sul concetto di cultura comporta alla possibilità di studiare l’attore sociale nella diversità delle sue credenze delle sue modalità di pratica di vita quotidiana, dei suoi linguaggi, delle sue tradizioni, dei suoi valori, delle sue relazioni con i gruppi micro e macro. La nozione stessa di cultura ha una su stori ed è utilizzata da tutte le scienze applicate a realtà diverse come ad esempio: cultura dell’ambiente, della terra, fisica, matematica ecc. Si argomenta anche di cultura politica. La nozione di cultura politica sottende la comprensione dei significati delle azioni politiche in una data società e fa riferimento all’insieme dei significati della cultura di quella società. Si ha anche una ricca bibliografia di cultura d’impresa che si costruisce in issa adopera degli attori sociali che agiscono nell’impresa. Ancora si studia la cultura degli immigrati che si incentra sull’analisi di integrazione sulle conseguenze della differenza culturale a fronte del problema che la cultura del paese di origine non può essere trasportata nel paese di accoglienza. la cultura non è data ma si costruisce come
costruzione sociale in un rapporto di processo sociale citando modelli ibridi dati (culture italo americane, culture ispano-americana eccetera) delle culture che sono a fondamento della dinamica sociale. I padri della sociologia e la loro definizione di cultura Leibniz, notò che a fronte di un ingente mole di libri, non poteva avere il controllo di tutto lo scibile all’epoca noto, chiedendosi se quella massa di libri avrebbe favorito la cultura piuttosto l’incultura. La cultura contemporanea e ora me lo analitica, più sintetica e concreta. Tuttavia, le nuove conoscenze contribuiscono a far evolvere il sapere comune attraverso le conoscenze individuali in forme collaborative di rete trasformare l’informazione in conoscenze, cioè a dire in forme culturali. Cultura e sicuramente parola che a pieno titolo, ritrova la dignità classica nel secolo dei lumi e si apre nella lingua francese civilisation e nella lingua tedesca Kultur al significato di progresso culturale collettivo, civilizzazione, concetto unitario che sta significare affinamento dei costumi e passaggio dallo stato naturale allo stato civile in una concezione progressista delle scienze sociali a loro nascere.cultura o civilizzazione, nel senso etimologico, rappresentano il complesso della conoscenza, delle credenze, delle arti, delle norme, dei costumi eccetera. Durkheim, padre fondatore della sociologia, ha dato un notevole contributo all’elaborazione del concetto sociologico di cultura, definendo la civilizzazione un insieme di fenomeni sociali. La cultura deve essere analizzata in una prospettiva funzionalista, sincronica, con il tutto coerente in equilibrio funzionale in cui il cambiamento si verifica per contatto con l’esterno, per contatto culturale. Gli elementi costitutivi di una cultura hanno la funzione di soddisfare i bisogni essenziali delle persone devono essere studiati non come fatti culturali isolati bensì nel restituzione nelle relazioni tra le istituzioni. Sia Max Weber che Karl Marx hanno sostenuto con diversi accenti che la cultura della classe dominante è la cultura dominante. La cultura popolare la cultura popolare in effetti una cultura multiforme disseminata che si esprime attraverso, per esempio, i detti, proverbi, favole, riti eccetera, evidenziando le differenze tra la propria identità cultura e l’identità collettiva. L’antico radicamento della saggezza popolare si evidenzia nell’iscrizione sui frontoni dei tempi greci e delle illustrazioni sugli arazzi medievali e degli insegnamenti orali come attestano il libro dei proverbi della Bibbia. la processione domenicale nei centri commerciali sostituisce la processione religiosa, i riti della partita della squadra del cuore, il feticismo della moda, sostituiscono i miti del culto dei santi e del mito dell’inafferrabile in una modalità in cui tutto e Dio in un mondo senza Dio, con un’adesione politeista cieca in risposta al vuoto dell’esistenza. L’ambivalenza post-moderna mette in evidenza il disordine del mondo, non è determinata imporre un ordine, in un mondo incerto. Complessità e cultura I modelli culturali formano i codici normativi. La realtà culturale produce e cresce in luoghi diversi le forme di associazione che rappresentano gli atomi della vita sociale in cui cultura oggettiva, collettiva, e cultura soggettiva, individuale si concentrano. In questo contesto, la tragedia della cultura diventa l’incapacità di dare valore al sapere popolare da parte della cultura oggettiva che diventa un condizionamento formativo per la cultura soggettiva. A differenza della società tradizionale di quella moderna, la società post-moderna offre la possibilità di affrontare l’ambivalenza in vari ambiti, culturale, economico, politico. L’arte l’artigianato, i partiti populisti, la globalizzazione i localismi convivono ed esprimono l’ambivalenza e spingono ad accettare il disordine del tempo presente senza tutelare o non potendo imporre un ordine. Ma la scienza non può e non riesce a dare al mondo tutte le risposte che la socializzazione, attrazione reciproca con e contro gli altri, Simmel può condurre il conflitto. In Weber comporta l’impossibilità di dare un fondamento oggettivo i valori stessi. Freund ha dimostrato così che la nozione di politeismo permette Weber di insistere sull’importanza della scelta. Tuttavia, il senso di comunità si trasferisce nella persona e così sopravvive in forma fatale come un desiderio che l’individuo si porta dietro dalla nascita, in mancanza del quale si verifica angoscia esistenziale senso di isolamento. L’individuo moderno costruisce la sua identità a differenza delle appartenenze concentriche della società tradizionale. Nella concezione romantica, l’individualità è un’identità differenziata rispetto alla società: individua una sfera di diritti non limitata costruita nel senso della libertà rispetto alla comunità e alla tradizione. La razionalità entra in azione ogni volta che si deve compiere una scelta prendere una decisione. Dalla riflessione di Kant si

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